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Per qualunque commento o domanda sul contenuto di questi articoli, scrivimi pure a info@sportmentale.it.


 Art# 1:    Allenamento Mentale
 

 Art# 2:    Tecniche per neutralizzare l’ansia da prestazione


 Art# 3:   
Sport mentale per il golf: Tecniche Mentali per migliorare il PUTT


 Art# 4:   
Sport Mentale per il golf: Migliora il tuo SWING con l'Allenamento Mentale  


 Art# 5: 
  Andare oltre i propri limiti inconsci: l’importanza di estendere la propria
                Zona di Comfort

 Art# 6:    L'esperienza della zona
 

 Art# 7 :   Il modellamento
 

 Art# 8 :   Modellare l'eccellenza: 13 attitudini da campione
 

 

 

Art# 1:    Allenamento Mentale

 

L’Allenamento Mentale applicato allo sport si affianca alla tradizionale preparazione fisica e tecnica.

Il risultato di una performance sportiva ha infatti tre componenti:

                    ·        fisico

·        tecnico

 ·        mentale

Il 90% degli sportivi (e non solo) ha una performance che è inferiore (spesso di molto) al proprio potenziale fisico e tecnico.

Nello sport in generale la parte mentale pesa mediamente per l’80%, nel golf è addirittura del 90%.

Due giocatori, entrambi con una buona preparazione tecnica, possono avere performance enormemente differenti sul campo, e la differenza tra i due sta principalmente nelle loro abilità mentali, ovvero nella loro abilità di gestire le emozioni nei momenti critici che determinano l’esito del gioco. 

Un giocatore esperto con una buona preparazione tecnica e fisica conosce bene il proprio potenziale tecnico, ma sono pochi i giocatori che riescono a giocare al proprio meglio in modo costante; e questo a causa delle varie interferenze. 

Un giocatore che invece sta ancora affinando la propria tecnica ha bisogno sia di un istruttore tecnico sia di un allenatore mentale in modo da: 

·        neutralizzare le interferenze che gli impediscono di migliorare tecnicamente

·        rinforzare la sua capacità di imparare e di migliorare. 

In entrambi i casi, quanto maggiori sono queste interferenze tanto peggiore è il risultato della performance: 

performance = Potenziale – Interferenze. 

In molti sport, come per esempio golf  tennis calcio basket, queste interferenze sono soprattutto di natura mentale, per citarne alcune come esempio:

stress, tensione, frustrazione, nervosismo, paura di sbagliare, ansia da prestazione che possono derivare dall’aver appena sbagliato un colpo o una serie di colpi, da un giro che non sta andando bene, dall’aver perso il precedente torneo, dal non avere molta confidenza col campo, dal sentire la pressione del pubblico e degli avversari, specie se sono molto competitivi…. 

Interferenze mentali che possono influire negativamente sulla parte fisica creando disturbi ben noti a molti giocatori, disturbi che non a caso si manifestano nei momenti più importanti del gioco (per esempio poco prima o durante un putt, nel golf). 

Fortunatamente si tratta di interferenze che possono essere gestite e neutralizzate attraverso esercizi di allenamento mentale, da affiancare agli esercizi tecnici e fisici, migliorando in questo modo i risultati e aumentando, spesso enormemente, il piacere e la soddisfazione di praticare uno sport.

A presto

 

 

 

Art# 2:    Tecniche per neutralizzare l’ansia da prestazione

 

Tutti gli sportivi fanno errori quando giocano. 

Gli errori di gioco che hai fatto nell’ultima partita o nelle ultime partite fanno parte del tuo passato. 

E’ una realtà oggettiva che nessuno può cambiare.

Purtroppo l’impatto emotivo di quegli errori passati può influire sulla tua prestazione attuale e futura secondo dei meccanismi inconsci di cui spesso non sei consapevole. 

Questo può portare a reiterare un certo tipo di errore e andare ad alimentare l’ansia da prestazione. 

Anche i fuoriclasse commettono errori, ma ne commettono molti di meno: questo perché hanno l’abilità di giocare il colpo successivo o l’azione successiva come se fosse la prima, senza farsi influenzare dall’errore precedentemente commesso.  

Saggezza e buonsenso tradizionali porterebbero a dire: basta dimenticare l’errore e andare avanti

Se chiedete a un giocatore di golf, o ad un qualunque altro sportivo, se questa strategia funziona, vi risponderà che dal punto di vista logico, la cosa ha un suo (buon)senso, ma quando sei sul campo le cose vanno differentemente. 

Se ti chiedo: riesci a ricordare gli errori peggiori e più imbarazzanti che hai fatto durante la tua carriera di giocatore? 

Scommetto che la risposta è si.

E magari forse riesci anche a riderci sopra, adesso mentre sei qui seduto davanti al tuo computer, mentre leggi questo articolo. 

Ma cosa accade se ci pensi mentre sei in campo, e magari stai giocando una palla o un’azione importante?

Probabilmente non avresti molta voglia di scherzarci su. Vero? 

Anzi, quando sei in gioco, eviti di pensarci consciamente perché hai il terrore di ripetere quell’ errore: e posso dirti che questa è un’esperienza normale e condivisa da milioni di sportivi. 

Ormai quasi tutti sanno che il cervello non processa la negazione.

E' famosa la prova dell’elefante rosa a pallini blu: se ti dico di NON pensare a un elefante rosa a pallini blu, in realtà prima lo devi immaginare e poi ci metti una croce sopra, oppure ti dici ‘Non devo pensarci!

Ma intanto lo hai pensato.  

Questa è una cosa abbastanza nota ed è una delle cose già trattate anche dalla tradizionale psicologia dello sport e la trovi in un qualunque manuale di PNL.

Quindi un giocatore di un certo livello, in un’azione di gioco importante, non si sognerà mai di dirsi o di pensare  ‘NON devo ripetere l’errore che ho fatto quella volta ……’, perché sa bene che questo andrebbe ad alimentare l’ansia da prestazione, con risultati mediocri. 

Purtroppo la questione è un altra: anche se puoi non pensare consciamente agli errori del passato, questo non vuol dire che questi errori non possano avere effetto sulla tua prestazione.  

Mi spiego meglio.

Gli errori del passato, sotto forma di immagini, suoni, sensazioni e, sopratutto, emozioni, sono memorizzati nel tuo inconscio, pronti per essere richiamati insieme a tutto il loro carico emotivo quando meno te l’aspetti. 

Spesso è sufficiente uno stimolo esterno (visivo, uditivo, cinestesico, etc.) per richiamare inconsciamente un’emozione (positiva o negativa) che è collegata ad un evento del passato. 

In PNL, questo stimolo esterno viene chiamato ancora (per un approfondimento sulle ancore in PNL clicca qui).

E' impossibile controllare consciamente tutti gli stimoli che arrivano dal mondo esterno e questo può avere un effetto poco piacevole sulla tua performance mentre sei in gioco, senza che tu riesca a capirne il perché. 

In certi sport come il tennis, il golf, la scherma, il tiro a segno, il calcio, il basket, questo effetto può essere devastante.   

Tutta la nostra vita è disseminata di stimoli di questo tipo. 

Per fortuna ci sono gli stimoli che ci fanno stare bene (per esempio quando guardiamo i trofei delle nostre vittorie, per questo li teniamo in vista in una vetrina apposita), ma purtroppo ci sono anche gli stimoli che limitano la nostra capacità di essere al meglio del nostro potenziale.  

E molto spesso si tratta di stimoli insidiosi proprio perché non ne siamo consapevoli. 

E allora? 

L’Allenamento Mentale con tecniche di EFT e PNL può dare una grossa mano a eliminare l’interferenza emotiva legata a errori passati, specie quelli che commettevi quando eri alle prime armi, riducendo l’ansia da prestazione e creando tutta una serie di ancore funzionali per richiamare le risorse che permettono allo sportivo di sfruttare al meglio il suo potenziale. 

A presto

 

 

 

Art# 3:    Allenamento mentale per il Golf

Prima parte: Tecniche di allenamento mentale per migliorare il putt.

Introduzione

Il performance coaching o allenamento mentale per i giocatori di golf può essere one-to-one, oppure con gruppi di massimo 6-8 persone.

Coaching one-to-one e coaching di gruppo hanno modalità operative differenti.

In questo articolo parleremo del coaching one-to-one applicato principalmente al putt.

In un articolo successivo focalizzeremo la nostra attenzione sul perfezionamento del swing.

Non ci sono particolari esigenze ambientali per applicare una sequenza di coaching, anche perché, come vedremo in seguito, spesso i risultati si possono apprezzare subito, e meglio, sul campo.

Spesso inoltre, una sequenza di coaching auto-applicata sul campo durante il gioco ufficiale, può aiutare al mantenere o recuperare la concentrazione necessaria nei momenti critici e quindi risollevare le sorti di un gioco che pareva ormai compromesso.

Per giocatori con una tecnica ottima o eccellente, il gioco è principalmente mentale, e quindi con un programma di allenamento mentale si possono ottenere risultati notevoli in tempi relativamente rapidi.

Per giocatori che stanno ancora lavorando alla tecnica, con un programma di allenamento mentale diventa più facile essere perseveranti e avere fiducia nella propria capacità di crescere tecnicamente e misurarsi con nuove sfide.

Il programma di massima che mi accingo a descrivere funziona bene anche, se opportunamente adattato e personalizzato, in molti altri sport come il tennis, basket, scherma, calcio, tiro a segno, etc.

La prima sessione

La prima sessione può essere telefonica, oppure di persona, in ufficio o in campo.
 
Serve a individuare la situazione attuale, ovvero il punto di partenza in cui si trova il giocatore prima di iniziare il programma di Performance Coaching. Le informazioni raccolte attraverso una breve intervista serviranno a definire e concordare le aree di miglioramento e gli strumenti necessari ad ottenere i miglioramenti desiderati.

Lo spirito con cui si affronta la prima sessione nasce nella consapevolezza che ci sono sempre aspetti del gioco che si possono migliorare e che questi miglioramenti possono fare la differenza nel risultato finale.

Il performance coach è totalmente aperto ad ascoltare le richieste del giocatore, in modo che già la prima sessione dia dei risultati apprezzabili.

Per esempio, spesso il giocatore può già notare una notevole riduzione del livello di stress o di ansia legato a particolari aspetti del gioco.

In prima sessione è infatti già possibile lavorare su alcune parti del gioco particolarmente sfidanti, in cui il giocatore ha qualche problema di corretta esecuzione.

Se necessario, vengono assegnati pochi semplici esercizi da fare tra la prima e la seconda sessione. Questo agevolerà l’ apprendimento delle tecniche di performance coaching specifiche, accelerando l’ottenimento dei risultati desiderati.

Sessioni sul green

La seconda o, al massimo, terza sessione si tiene in campo: in questo modo è possibile toccare con mano un miglioramento concreto. In realtà, spesso, il giocatore potrà già notare dei miglioramenti nel gioco già dopo la prima sessione.

Ecco perché sul campo viene effettuata una prova che permette di confrontare il prima e il dopo l’applicazione della sequenza di coaching.

La prova viene fatta interamente intorno ad una buca, e consiste nel praticare 20 putt da 4 posizioni diverse, ovvero 5 tiri da ogni posizione, da una distanza di circa 6 metri.

Prima di iniziare la prova, si fa qualche putt di riscaldamento in modo da prendere confidenza con eventuali deviazioni o gradini presenti sul green da ciascuna delle 4 posizioni selezionate. Questo consente di poter confrontare oggettivamente il prima e il dopo, senza che si possa, troppo semplicisticamente, attribuire il miglioramento del dopo ad una maggiore confidenza col terreno.

Spesso il miglioramento è comunque talmente netto da non poter essere attribuito alla sola conoscenza del green specifico.

I putt vengono valutati come ‘ottimo’, ‘buono’, ‘discreto’, ‘scarso’, sia prima che dopo.

Cosa si intende per ‘ottimo’, ‘buono’, ‘discreto’, ‘scarso’  va concordato prima di iniziare e deve tenere conto del livello del giocatore.

Un esempio di classificazione dei 20 putt previsti sul green può essere il seguente:

Ottimo: pallina in buca
Buono: pallina entro i 50 centimetri dalla buca
Discreto: pallina tra i 50 ed i 100 centimetri dalla buca

Scarso: pallina oltre i 100 centimetri dalla buca

Ovviamente il criterio deve rimanere lo stesso sia per la valutazione dei 20 tiri prima, sia per la valutazione dei 20 tiri dopo.

Nella maggior parte dei casi, il confronto del prima e del dopo permetterà di notare dei miglioramenti sostanziali.

Spesso dopo una prova si apprezza un aumento del numero di tiri ‘ottimi’ e ‘buoni’ ed una conseguente riduzione del numero di tiri ‘discreti’, con un frequente azzeramento dei tiri ‘scarsi’.

Se non ci dovesse essere un miglioramento apprezzabile, niente paura: è comunque possibile migliorare, ma probabilmente è necessaria un po’ più di perseveranza con delle sessioni aggiuntive.

Il Performance Coaching, infatti, permette anche di ridurre stress frustrazione e affaticamento derivanti da risultati scarsi, aumentando concentrazione e motivazione.

Le tecniche che propongo consentono infatti di neutralizzare la tensione emotiva legata agli errori pregressi in modo da approcciare il colpo successivo con concentrazione e sicurezza (vedi articolo #2 di questa rubrica).

Allenamento Mentale sul percorso

Dopo 2-4 sessioni su vari aspetti del gioco che il cliente desidera migliorare, è possibile procedere con delle sessioni di allenamento mentale in campo durante un percorso di 6, 9 o anche 18 buche.

L’alternanza di tiri e sequenze di coaching permette di neutralizzare più efficacemente dal vivo altri aspetti del gioco che il giocatore percepisce come particolarmente critici, affaticanti o disagevoli.

Esplorare i vari aspetti del gioco su un percorso, è infatti un processo che permette di scovare le ancore negative che il giocatore ha inconsciamente associato a particolari momenti o punti del percorso stesso.

Per approfondire il concetto di ancora, vedi anche l’articolo presente in questa rubrica: ‘Tecniche per ridurre l’ansia da prestazione legata ad errori di gioco passati’).

Alcune sessioni sul percorso permettono al giocatore di assimilare in modo naturale le sequenze di coaching, associandone l’effetto potenziante ai vari momenti del gioco.

Follow up

La tecnica che propongo ai miei clienti è facile da apprendere per uso personale e il giocatore può imparare ad applicarla da solo:

  • tra una sessione e l’altra nel caso sia necessario consolidare determinati risultati.
     
  • quando deve trattare un aspetto critico che non è emerso durante le sessioni con l’allenatore 
    mentale.

     
  • durante il gioco ufficiale, in eventuali momenti critici e imprevisti, in cui il performance coach non può essere presente per forza di cose.
     
  • fuori dal campo, in altre aree della propria vita

E’ comunque previsto periodicamente un contatto di follow up (sessione dal vivo, telefonata o email) per:

  • valutare i risultati conseguiti
     
  • rispondere a domande
     
  • gestire eventuali aspetti di cui il giocatore abbia preso consapevolezza nel frattempo.

Le modalità e la frequenza dei contatti di follow-up possono essere comunque concordate tra giocatore e allenatore mentale a seconda delle necessità.

Risultati

L’allenamento mentale può portare a un miglioramento dell’handicap in modo consistente e in tempi rapidi.

La riduzione dell’handicap può variare dal 20 al 50% su handicap di partenza inferiori a 30.

Il miglioramento è tanto più drammatico quanto minore è l’handicap.

Per saperne di più su questo argomento puoi contattarmi scrivendo a info@sportmentale.it.

Raccomando di leggere anche gli altri articoli presenti in questa rubrica.

A presto

Francesco Pattarello

 

 

Art# 4:    Migliora il tuo swing con l’Allenamento Mentale
              Allenamento Mentale per il Golf (2a parte).

 

Come si migliora lo swing e perché normalmente ci vuole molto tempo per arrivare ad un movimento fluido?

Lo swing è un movimento complesso composto da tanti micromovimenti e sono moltissimi gli aspetti che concorrono ad uno swing di successo.

Un giocatore esperto questo lo sa.

Cercare di tenere sotto controllo consciamente tutti questi aspetti alza il livello di stress e spesso compromette tutto l’intero movimento e quindi il risultato del colpo.

La mente conscia riesce infatti a gestire una quantità di informazioni estremamente ridotta.

Un modo per ottenere e mantenere un movimento fluido e naturale è rendere famigliari al corpo tutti quei micromovimenti che, adeguatamente integrati, compongono il movimento completo, in modo che il corpo lo esegua in modo fluido e automatico (ovvero inconsciamente).

Famigliare significa che non c’è nessun blocco o nessuna resistenza ad eseguirlo e che il movimento viene eseguito senza pensarci, senza attenzione conscia, come quando premi la frizione dell’auto prima di cambiare marcia.

Questa famigliarità dovrebbe arrivare normalmente e naturalmente in un giocatore che si è esercitato diligentemente per anni e che, attraverso esercizio continuo e costante, ha raggiunto la maestria del campione o del fuoriclasse.

Attenzione però: la ripetizione rende perfetti in quello si ripete.
Quindi se ripeti continuamente un movimento in modo scorretto, impari a farlo perfettamente ma nel modo scorretto.
Che poi è difficile cambiare.
Ecco perchè gli istruttori di Golf preferiscono lavorare con i giocatori che non hanno esperienza: è più facile imparare da zero una buona abitudine che disimpararne una cattiva.
Fortunatamente l’Allenamento Mentale può porre rimedio anche al problema delle cattive abitudini di gioco, acquisite nel tempo eseguendo ripetutamente movimenti in modo sbagliato (ritorneremo su questo argomento).

Al momento qui ci basta osservare che adesso è possibile raggiungere la maestria nel swing in tempi più rapidi.

Vediamo come.

Uno dei modi migliori per eseguire uno swing ottimale, è avere la parte fisica e mentale sgombre da qualunque interferenza.

Per interferenza fisica ad eseguire un movimento correttamente qui intendiamo la mancanza di famigliarità nel compiere quel movimento  (mentre in un prossimo articolo parleremo del caso in cui l’interferenza che penalizza la performance sia dovuta ad un dolore fisico, come per esempio il mal di schiena).

Ecco come si procede con l’Allenamento Mentale:

1.)    si applica una sequenza rapida di Allenamento Mentale prima del colpo: in questo modo viene
        neutralizzata ogni resistenza fisica e mentale alla performance ottimale.

 

2.)    dopo aver azzerato l’impatto di emozioni o pensieri negativi, si usa una tecnica di visualizzazione rinforzata da una sequenza di Allenamento Mentale. Questo consente di installare il movimento giusto in modo da renderlo famigliare ed eseguirlo automaticamente senza doverci pensare consciamente.

Il metodo si compone quindi di due fasi:

a)   eliminare l’effetto delle interferenze negative che penalizzano la performance

b)   aggiungere componenti potenzianti e funzionali per un colpo/gioco efficace.
 

3.)   Ora, sei pronto a fare il colpo al meglio del tuo potenziale
 

E’ evidente che, per giocatori che ritengono di non avere bisogno della fase a), è ovviamente possibile applicare anche solamente la fase b) in modo da stabilire, raggiungere e consolidare nuovi obiettivi di miglioramento.

In questo modo, viene instaurato un circolo virtuoso che permette di allargare la zona di comfort (torneremo sulla zona di comfort)

 

Spesso ci sono degli elementi del swing che non riescono come dovrebbero.

Molti giocatori imparano un nuovo elemento del swing in una sola lezione, ma poi sono riluttanti ad applicarlo sul campo.

I motivi di questa riluttanza possono essere svariati e cambiano da persona a persona.

Una sequenza di Coaching personalizzata può fare molto per neutralizzare l’effetto penalizzante di questa riluttanza, che in qualche modo pone un freno, tanto più subdolo e insidioso perché inconscio, alla performance desiderata.

In altre parole, puoi superare l’impedimento tecnico-meccanico come se fosse un impedimento emotivo, usando una sequenza di Allenamento Mentale per aumentare la fiducia nelle abilità del tuo corpo e della tua mente di apprendere nuovi movimenti e/o nuovi schemi funzionali.

Alcuni esempi di limiti o impedimenti che potresti avere senza esserne completamente consapevole:

·       stringere troppo l’impugnatura

·       non riuscire a ottenere un giro completo

·       eccessivo movimento della testa

·       non riuscire a rilasciare il bastone in modo naturale

·       blocco, disagio o affaticamento a fare un nuovo movimento (ovvero mancanza
    di famigliarità)

·       etc etc

Anche in questo caso la sequenza a) - b) di cui sopra è molto efficace se applicata correttamente al problema specifico.

I risultati possono essere stupefacenti, specie nelle situazioni in cui, in questo momento, sei anche solo in parte consapevole di avere un impedimento o un blocco di natura fisica e/o mentale.

Quanto esposto potrebbe apparire troppo semplice, in realtà ci sono almeno due principali aspetti che contribuiscono al successo della collaborazione Allenatore Mentale – Giocatore:  

- abilità dell’ allenatore mentale di far emergere e consolidare le capacità che il giocatore ha di superare limiti e blocchi emotivi che ne frenano la performance e l’intenzione di stabilire nuovi graduali obiettivi di crescita.

-  consapevolezza del giocatore che il miglioramento è continuo e che il successo richiede dedizione, impegno e costanza. La passione per il golf è fatta anche di questo.

Quanto descritto in questo articolo può essere adeguatamente personalizzato per altre specialità sportive come tennis, scherma, tiro a segno, calcio, basket…e per le varie aree della vita fuori dal campo di gioco.

A presto

 

 

Art.#5:  
Andare oltre i propri limiti inconsci:
l’importanza di estendere la propria Zona di Comfort.

 

Introduzione

Molti sportivi, anche quelli con un’ ottima preparazione tecnica fisica e tattica, non riescono a sentirsi in grado di giocare a un livello superiore al loro livello attuale.

Questa sensazione limitante è l’effetto mentale della loro attuale ZdC che li porta a mantenere inconsapevolmente la convinzione che non riusciranno mai a fare meglio di così, e pertanto ne limita la crescita agonistica.

In questo articolo, nei limiti dello spazio a mia disposizione, spiego perché l’allenamento mentale può fare molto in questo senso.  

Articolo

L’allenamento mentale fornisce tutta  una serie di strumenti per superare l’ansia da prestazione, i blocchi mentali e tutti gli altri nemici dei risultati eccellenti, e aggiungere nuovi elementi potenzianti per migliorare la performance.

Nel caso del golf, abbiamo già visto come sia possibile migliorare in modo consistente e rapido alcuni elementi del gioco come putt e swing.

C’è inoltre un aspetto che riguarda il gioco nella sua globalità e che va tenuto nella dovuta considerazione in quanto determinante nel miglioramento delle prestazioni e quindi dei risultati.

Questo aspetto globale è detto Zona di Comfort (da qui in poi abbreviata con ZdC) ed è quell’ insieme di ambiti della nostra vita in cui ci sentiamo al sicuro e a nostro agio perché tutto ci è ben noto di noi e del nostro gioco, e riusciamo a controllare il risultato di ogni nostra azione.

Insomma, la ZdC è la poltrona comoda in cui siamo sereni, ci sentiamo al sicuro e ce la godiamo, perché magari abbiamo anche faticato per arrivarci.

 

Come si identifica la ZdC?

 

In ogni sport, anche nel golf, la ZdC è la zona a cui inconsciamente sentiamo di appartenere.

Per un giocatore di golf, per esempio, potrebbe trattarsi del suo score o del suo handicap.

Spesso sentiamo giocatori che dicono di se stessi: “sono un hcp8” , “sono nei 90”,  identificandosi così con il loro livello di gioco o punteggio medio.

Zig Ziglar ha detto che “non possiamo avere una prestazione costante e consolidata ad un livello che non sia allineato con chi siamo, con chi crediamo di essere e con l’immagine che abbiamo di noi stessi”

E questo vale in tutti i ruoli che ricopriamo nella nostra vita (giocatore, professionista, manager, imprenditore, padre, madre, etc…).

Un giocatore che raggiunge un certo livello prova inizialmente una notevole soddisfazione e per un periodo si gode questa nuova conquista consolidando la sua sicurezza di far parte di questo nuovo livello. Per un periodo si gode anche il riconoscimento di farne parte con altri giocatori, poi però comincia a prevalere il bisogno di varietà, il desiderio umanamente comprensibile di andare avanti, di migliorare ancora.

E questo ‘andare avanti’, questo allargare la ZdC è determinante per poter giocare al meglio del tuo potenziale.

Se ci pensi, hai già fatto almeno un putt perfetto, un drive perfetto, etc.

Anzi, probabilmente hai già eseguito più di un colpo perfetto con ognuno dei bastoni che hai nella tua sacca.

Sai già come farlo, perché lo hai già fatto e questo è stato sufficiente affinché il tuo sistema mente-corpo lo imparasse.  

Pensa a come sarebbe il tuo gioco se riuscissi a fare un giro semplicemente ripetendo alcuni di quei tiri perfetti?

Nella tua situazione attuale, questi tiri perfetti sono dei timidi tentativi di miglioramento, delle piccole sortite fuori dalla tua ZdC come giocatore.

Parlo di piccole sortite, perché il limite inconscio imposto dalla tua ZdC è ancora lì: hai fatto più di una volta un colpo che nemmeno Tiger, ma inconsciamente c’è qualcosa che ti fa sentire anni luce dietro Tiger.

 

E questo ti limita e frena la tua crescita.

 

Questo perché la tua mente ha consolidato un’ idea ben precisa del tuo livello ed ha stabilito dei confini ben definiti.

Le piccole sortite fuori da questi confini ti danno una temporanea soddisfazione, ma poi per forza di cose ricadi nella tua ZdC.

In altre parole sai già giocare ad un livello superiore a quello attuale ma non riesci a farlo in modo regolare e costante perché la tua mente ti pone dei limiti di cui spesso non sei consapevole.  

La tua mente, adagiata sulla poltrona della tua attuale ZdC, ti impedisce di ottenere una serie continua e regolare di quei ‘tiri perfetti’ (che è tipica dei campioni) e quindi di ottenere dei risultati significativi al di sopra del tuo attuale livello.

Ecco perché potrà capitarti, durante un gioco, di fare bene nella prima parte del percorso, per poi decadere nella seconda parte. Oppure fare uno o due giri eccezionali nell’arco di qualche giorno, seguiti da cupe settimane di gioco inglorioso e frustrante.

Quello che accade è che sommando i risultati eccellenti con i risultati normali,  la media ricade nella tua attuale ZdC e fin qui va tutto bene se il tuo obiettivo di miglioramento rimane qui dentro.   

Ma se stai leggendo questo articolo, forse vuol dire che stai cominciando a provare il desiderio di andare oltre i tuoi risultati attuali.

E a questo punto hai capito perché è così importante allargare la tua ZdC.

 

Come si espande la ZdC?

 

Il primo passo in questa direzione è individuarne i confini.

E successivamente intraprendere le azioni che consentano di allargarli in modo da rendere raggiungibile il tuo obiettivo di miglioramento, per esempio la riduzione dell’hcp.

La procedura di individuazione della ZdC è abbastanza semplice. Solitamente si fa durante la prima sessione di Allenamento Mentale.

Ti propongo un semplice esercizio.

Mettiti in un luogo tranquillo in cui sei sicuro di non essere disturbato per almeno 20 minuti.

Scrivi questa frase:

“Io mi sento perfettamente sicuro e perfettamente in grado di realizzare il punteggio di ____ “

Parti con un punteggio molto più alto di quello che il tuo attuale hcp ti consente, in modo che la prima volta che fai questa affermazione (possibilmente a voce alta) tu ti senta sicuro di te al 100%, ovvero questa affermazione sia vera per te al 100%.

Nel passo successivo, abbassa il punteggio di un colpo, ripeti l’affermazione nuovamente e nota quanto la senti vera per te. Se la tua sicurezza è ancora al 95÷100%, continua ad abbassare il punteggio di un punto alla volta fino a quando non sei più tanto sicuro di poter realizzare quel punteggio.

Supponiamo, per esempio, che tu parta da 91 per poi scendere a 90, 89, 88 (su cui ti senti sicuro al 95÷100%) ma quando arrivi a 87 cominci ad avere dei dubbi o delle sensazioni di scarsa sicurezza riguardo alla tua capacità di farcela (magari perché senti una vocina interna che ti dice:”Ma chi credi di prendere in giro?!?” o provi una sensazione che ti fa capire che non ti senti coerente con quell’affermazione).

Complimenti! Hai appena scoperto che, nel tuo ruolo di giocatore di golf, 88 è la tua attuale ZdC.

Finché la tua ZdC rimane questa, ci saranno sempre delle interferenze che faranno di tutto per mantenerti bloccato dove ti trovi.

Ora però abbiamo ottenuto un primo risultato molto importante: sappiamo su cosa lavorare con l’allenamento mentale per liberarti da questo blocco e migliorare il tuo punteggio.

In questa fase una o più sequenze di allenamento mentale permetteranno di:

  • a) individuare e ripulire le convinzioni e le sensazioni limitanti che ti impediscono di sfruttare al meglio la tua capacità di migliorare i tuoi risultati e quindi la tua soddisfazione di gioco.
    Le convinzioni e le sensazioni limitanti possono essere del tipo più diverso a seconda del giocatore, della sua esperienza, ma non solo.
     

  • b) creare e consolidare per te un gioco mentale personalizzato che ti guidi in modo coerente e congruente verso il tuo obiettivo di miglioramento. 

Nell’esempio specifico, la prima fase di allenamento mentale ti porterà a essere sicuro al 100% di realizzare in modo costante e regolare un punteggio di 87.

Questo vuol dire che hai neutralizzato lo stress, l’ansia, le sensazioni e convinzioni limitanti, nonché il critico interno che magari è sempre lì a ricordarti: “87 è troppo per te, non ce la farai mai!!!!”  oppure :”Ok, ce l’hai fatta, ma sai bene che non durerà!!!”, etc …..

Ma vuol dire anche che al raggiungimento di questo punteggio puoi ora associare una maggiore sicurezza, calma e congruenza nei prossimi giri che farai, perché ora queste intenzioni positive cominceranno a far parte della tua abitudine di gioco. Insomma hai allargato la tua ZdC.

Fatto questo si passerà a 86, 85, 84 …….. ampliandola ulteriormente.

Questo contribuirà a farti sentire più a tuo agio e sicuro di te quando andrai in campo la prossima volta.

In altre parole, se adesso ti senti a tuo agio con un certo hcp, presto comincerai a sentirti a tuo agio con hcp-1, -2, -3 ……..

…. e  questa nuova crescente fiducia sulle tue abilità avrà un impatto positivo sul tuo gioco e sul tuo vantaggio nei confronti degli altri giocatori.  

Ben oltre quello che, adesso, la tua attuale ZdC ti permette di immaginare.

Se hai delle domande sui contenuti di questo articolo, scrivi a info@sportmentale.it

A presto

Francesco Pattarello

 


Art.#6 : L’esperienza della zona

Come attivare il gigante che abbiamo dentro di noi per giocare ed essere al meglio del nostro potenziale


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Dallo pure ai tuoi amici, stampalo, spediscilo.

Francesco Pattarello detiene tutti i diritti di questo ebook.

Nonostante la massima cura nella redazione di questo testo, l'autore non può assumersi la responsabilità dei risultati che il lettore tenterà di ottenere usando il metodo e le tecniche proposte e proprio per questo, resto a sua disposizione per valutare insieme a lui la soluzione di eventuali difficoltà specifiche ed aiutarlo a superarle con un coaching personalizzato.

Questo ebook ha solamente scopi informativi.
In altre parole ciò che fai con le informazioni contenute in questo documento è sotto la tua totale responsabilità.
Non sei obbligato a leggerlo nè a credere a niente di quello che è scritto qui.

Sta solamente a te la decidere se cambiare il tuo attuale modo di pensare e le tue abitudini in modo da migliorare il tuo gioco nel golf.

Tu hai le chiavi.

Il mio compito è farti vedere quali nuove porte potresti aprire e darti un’idea delle fantastiche opportunità che potresti trovare dietro quelle porte.

Per essere più soddisfatto nel tuo sport preferito.


L'esperienza della zona: Il gigante

La zona è quello stato mentale in cui il giocatore riesce ad avere performance eccezionali.

Un giocatore di golf, per esempio, che gioca in questo stato mentale, è praticamente imbattibile nell’ambito del suo livello di competizione ed è capace di prodezze che rimangono nella  memoria sportiva per anni.

Ma cosa prova un giocatore quando è nella zona?

Se i risultati di gioco sono per lo più oggettivi, l’esperienza della zona può essere puramente soggettiva.

Spesso infatti, un giocatore che sperimenta questo stato mentale e fisico, descrive  una sensazione di potenza che riesce a esprimere senza sforzo, come se il suo corpo e i movimenti di gioco fossero guidati da un motore con un turbo che ne aumenta la spinta quasi istantaneamente.

Un giocatore di golf in zona può sperimentare uno swing estremamente fluido senza sforzo e senza tensioni negative.

Un giocatore di tennis in zona, si trova a muoversi ed a difendere il campo con estrema facilità, colpendo la palla con incredibile potenza e precisione, divertendosi e senza sforzo.

Ci si trova, perché la cosa più incredibile è che questa potenza non sembra controllata dal giocatore, almeno consciamente, ma da qualche forza di cui non si riesce a comprendere la provenienza.

Quasi tutti i giocatori di un certo livello hanno sperimentato, in una certa fase della loro carriera, questa sensazione di potenza, in cui il gioco fluisce senza sforzo e con risultati estremamente soddisfacenti, anzi stupefacenti.

E purtroppo questo è successo solo per un breve periodo, un giro di golf, un torneo di tennis, oppure solo per qualche attimo di gioco.

Un attimo che però ci è stato sufficiente per renderci conto di quanto possiamo essere potenti quando siamo al meglio del nostro potenziale.

E molti si stanno ancora chiedendo ‘come ho fatto quella volta?’, perché purtroppo sembra che, per molti giocatori, questa sensazione di potenza arrivi spesso inaspettatamente e, altrettanto inaspettatamente, se ne vada.

Sono molti i giocatori che vorrebbero capire come sia possibile disporre di questa potenza quando serve, o meglio, per tutta la durata del gioco o almeno nei momenti di gioco decisivi o critici.

Non so se ricordi quel dispositivo chiamato booster che veniva installato qualche anno fa in alcune auto di serie per avere più potenza attraverso l’attivazione di un turbo: era una specie di pulsante che il guidatore poteva usare a sua discrezione per avere più potenza dal motore.

Hai mai provato a immaginare come sarebbe il tuo gioco se fosse possibile avere un comando a tua disposizione che ti permetta di avere ‘prestazioni da zona’ quando lo desideri?

La potenza che abbiamo dentro di noi, e che può darci questa possibilità, risiede nella mente inconscia, una specie di gigante interiore, che guida tutto ciò che facciamo e immagazzina tutte le nostre esperienze, memorie e pensieri, pronto a richiamarle nei momenti che ritiene più opportuni.

La nostra mente inconscia è il nostro servo fedele, il gigante, e fa letteralmente quello che le chiediamo di fare.

Non è nostra amica. 

Non è nostra nemica.

Semplicemente segue alla lettera la nostra intenzione su quello che vogliamo ottenere in una specifica situazione.

Se noi ci poniamo un certo obiettivo, quindi definiamo la nostra intenzione, la mente inconscia ci fa mettere in atto tutte quelle azioni che ci permettono di realizzare quell’obiettivo.

Per questo è importante che l’obiettivo sia ben formato, in modo da dare le giuste istruzioni ed essere il più specifici possibile.

Quando un giocatore si trova nella zona, la mente conscia si tranquillizza, è come se si svuotasse mettendo a tacere il dialogo interno, e questo permette alla più potente mente inconscia, il gigante, di condurre al meglio la prestazione in modo automatico, o inconscio.

Insomma, in quel momento l’effetto di tutte le interferenze, sia interne che esterne, che sottrae potenza ad un gioco ottimale viene neutralizzato e il corpo ‘performa’ al meglio che ha imparato a fare.

Dico imparato a fare, perché questo gigante ha una memoria elefantiaca, ricorda tutto quello che abbiamo pensato, imparato e fatto nella nostra vita.

Per cui se almeno una volta abbiamo fatto uno swing perfetto, un servizio eccezionale o una ricezione perfetta, magari consciamente possiamo anche non ricordarlo, ma la mente inconscia ricorda perfettamente tutti i dettagli di quel momento, ovvero i nostri pensieri, la postura, i movimenti con la relativa forza muscolare impiegata,  la velocità con cui li stavamo eseguendo, le sensazioni che provavamo, il livello di concentrazione, etc…

Insomma un’ enorme mole di informazioni che non è possibile ricordare e gestire consciamente, ma che è lì pronta ad essere richiamata.

Il gioco eccellente che abbiamo fatto in certi momenti della nostra vita è lì dentro, nella nostra memoria inconscia, ed è possibile esprimerlo al meglio in modo automatico attraverso il controllo della mente inconscia, quando la mente conscia è tranquillizzata e le interferenze neutralizzate.

Molti sono curiosi di sapere come si accede alla zona.

In realtà una domanda più corretta da porsi è come sia possibile neutralizzare quelle interferenze che penalizzano il nostro potenziale e impediscono ad un essere umano essere in zona e di rimanerci, possibilmente senza bisogno di trascorrere vent’anni di meditazione in un monastero tibetano. 
 

L’esperienza della zona : Un esercizio

Come dicevamo nella prima parte, l’esperienza della zona è puramente soggettiva.

Ed infatti ogni campione, o fuoriclasse, ha il suo metodo, lo vive e lo descrive in modo assolutamente personale.

Magari lo ha elaborato in anni ed anni di gioco e di tentativi prove ed errori fino ad arrivare ad una tecnica che funziona quasi sempre.

Molti psicologi dello sport consigliano di praticare ogni giorno una tecnica che prevede di ‘non pensare a nulla mentre fai il colpo!’.

Il modo per essere nella zona è fortemente legato agli schemi mentali che una persona adotta in base alle proprie convinzioni, pensieri, esperienze e insegnamenti che ha ricevuto.

Se ti va, prova a fare questo semplice esercizio mentale (prima leggi tutto fino alla fine e assicurati di aver ben compreso le istruzioni).

Mettiti in un luogo tranquillo in cui sei certo di non dover fare niente che richieda la tua completa attenzione. Scegli un luogo in cui puoi rilassarti e sei sicuro di non essere disturbato per circa 15 minuti.

Per esempio puoi metterti steso sul divano di casa tua.

Fai qualche respiro profondo e chiudi gli occhi.

Pensa ad una volta della tua vita in cui hai avuto una performance da zona: potrebbe essere un’ esperienza sportiva o una qualsiasi altra esperienza in cui tutto ciò che desideravi stava avvenendo o lo stavi realizzando in modo automatico, facilmente, senza sforzo e perché no, magari divertendoti.

Puoi farti una domanda del tipo: ‘Che cosa ho provato in una di quelle situazioni in cui tutto ciò che facevo riusciva facilmente e mi sentivo al meglio delle mie capacità?’

E lascia che la tua memoria ti proponga delle esperienze di questo tipo.

Probabilmente sono più di una. Inizia da quella che ti piace di più.

Fai caso a quello che vedevi, ascoltavi e provavi mentre avevi questa performance eccezionale. Goditi la scena e le emozioni positive legate a questa esperienza.

Quando hai fatto, ritorna all’inizio dell’esperienza e cerca di capire cosa all’inizio della prestazione ha attivato il tuo accesso alla zona: è stato qualcosa che hai visto (p.e. il colore del campo)? è stato un suono o una voce che hai sentito (p.e. il rumore del colpo sulla pallina, un suono o una parola detta con un tono particolare)? oppure è stata una sensazione che hai provato (p.e. il contatto con la tua racchetta, con il tuo ferro, la sensazione del camminare sul terreno).

Insomma cerca di capire a livello sensoriale cosa ti ha fatto provare quell’esperienza che per te rappresenta un esempio di ‘accesso alla zona’.

Ripeti questa immaginazione con altri episodi di zona che la tua mente inconscia ti propone, quando adeguatamente interrogata.

Fai caso quali sono i fattori in comune tra le varie esperienze di zona, specialmente per quanto riguarda il momento in cui iniziano.

E’ questo quel momento magico, la soglia della zona, che una volta varcata ti permette di avere a disposizione le tue risorse più potenti, risvegliando quel gigante che dorme dentro di te, e di giocare al tuo meglio.

(Qui finisce l’ esercizio, hai letto fin qua, ora, se ti va, fai l’esercizio e poi prosegui la lettura)

A questo punto alcuni possibili risultati possono essere:

- sei riuscito ad accedere alla zona abbastanza facilmente: ma allora cosa ti impedisce di farlo in modo regolare quando ti occorre?

- potresti aver avuto difficoltà o impedimenti a entrare nella zona: riesci a capire quali sono questi impedimenti?

Perché, se non lo hai ancora capito, la questione non è come accedere alla zona, ma piuttosto come ri-accederci e rimanerci nelle situazioni in cui ci serve.



L’esperienza della zona : Neutralizzare le interferenze

Mi spiego meglio.

Leggi attentamente la frase che segue.

Noi siamo quello che siamo quando siamo al nostro meglio.

Lo ripeto perché è importante.

Noi siamo quello che siamo quando siamo al nostro meglio.

La zona non è altro che il nostro naturale stato mentale, lo stato in cui riusciamo a ri-accedere quando mettiamo a tacere tutte le interferenze.

Ecco alcune di queste interferenze

Il dialogo interno, quella vocina estremamente critica, magari anche stridula, che ci dice cose molto poco simpatiche. Spesso attraverso il dialogo interno ci diciamo cose tali che se ce le dicesse un estraneo, lo denunceremmo.

Il dialogo interno è una delle cause del fatto che le semplici affermazioni positive non funzionano.

Per esempio tu puoi entrare in gioco facendo questa affermazione ‘Oggi sono in forma smagliante!’ , ma se poi il tuo critico interiore ti dice ‘Stupidaggini, ma chi vuoi prendere in giro?’, quell’ affermazione non funzionerà.

Altre interferenze negative.

Tensione

Stress

Ansia da prestazione

Scarsa fiducia nelle tue capacità

Zone di Comfort

Rabbia

Pensieri di problemi personali che non riesci a lasciare fuori dal campo di gioco….

Etc ….

La vera questione è che, senza queste interferenze, noi potremmo vivere continuamente nella zona, perché la zona altro non è che il nostro naturale stato fisico e mentale di esseri umani.

La questione è neutralizzare e ripulire queste interferenze, perché se lo fai, in un tempo relativamente breve, essere nella zona ritornerà ad essere una cosa normale.

Ritornerà, perché quando non sapevi ancora parlare, sei stato in grado di imparare a camminare e fare altre cose tra mille cadute, pianti e altri piccoli incidenti, semplicemente copiando quello che facevano i grandi.

Hai imparato velocemente a usare muscoli che nemmeno sapevi di avere. E lo hai imparato talmente bene che nel giro di pochi mesi correvi senza nemmeno doverci pensare.

A quell’ età eri, anzi tutti noi eravamo, nella zona.

L’età in cui fai tutto con curiosità e divertimento e impari a fare le cose velocemente e senza sforzo, cose gradualmente più difficili, con estrema facilità e senza doverci pensare.

A quell’età non hai il dialogo interno, non sai cos’ è lo stress, e la tua curiosità e voglia di imparare superano ogni paura ed ansia da prestazione.

Purtroppo man mano che cresciamo accumuliamo condizionamenti limitanti che ci spingono a rendere le cose più complesse.

Diventando adulti ci divertiamo sempre di meno.

E, guarda un po’, anche le cose riescono sempre meno bene.

Riescono in modo meno naturale.

E ci convinciamo che sia necessario uno sforzo conscio sempre più consistente.

E quando ci ritroviamo a vivere o giocare o agire nella zona, gridiamo al miracolo, quando invece è semplicemente il riaffacciarsi di un’esperienza che abbiamo già sperimentato in passato, e che la nostra mente ha ancora nella sua memoria.

Si tratta di rispolverare queste memorie e di riattivare queste risorse che abbiamo dentro di noi.

E’ qualcosa che già abbiamo, è una potenza che può esprimersi liberamente nel momento in cui impariamo a neutralizzare gli impedimenti che la frenano.

La zona è uno stato estremamente potente che può aiutarti a superare i limiti che interferiscono con l’ottenimento di risultati che, in termini di performance, non avresti mai potuto immaginare possibili per te.  

La zona.

Cercala, ri-trovala, re-impara a viverci e a giocarci. 

Re-impara a vincere divertendoti. 

E fa vedere al mondo di cosa sei capace.

A presto
Francesco Pattarello
 

 

 

Art.#7 : Il modellamento
 

 

 

In questo articolo darò una breve panoramica del concetto di modellamento, fondamentale per chi sia interessato a migliorare le proprie prestazioni non solo nello sport ma anche in altre attività. 

 


Le origini 

Thomas Jefferson, un presidente americano, diceva: “ Se due persone si incontrano e si scambiano un dollaro, ciascuna di loro se ne andrà con un dollaro. Ma se le stesse persone si scambiano un’idea, ciascuna se ne andrà con due idee”. 

Questa frase esprime, sotto molti aspetti, il potenziale generativo del modellamento, che consiste essenzialmente in uno scambio di competenze. 

Se per esempio, vediamo che qualcuno è più abile di noi a fare qualcosa che vorremmo saper fare, abbiamo almeno un paio di possibilità di comportamento:  

a) sentirci inadeguati e invidiarlo e quindi rimanere bloccati in una situazione priva di risorse,

oppure

b) armarci di un po’ di umiltà e prendere a modello il modo in cui quella persona fa quello che fa, in modo da avere la sua abilità e quindi gli stessi risultati. 

Un bambino impara a camminare guardando chi lo sa già fare bene. Non si pone il problema che sia facile o difficile. Non si sogna neanche lontanamente di pensare che possa essere impossibile. Osserva e mette subito in pratica. Cade. Piange un po’. Osserva di nuovo e poi riprova e lo fa fino a quando non ha imparato.  

E tieni in conto questo: il bambino non sa ancora parlare quando impara a camminare e quindi non può intervistare l’adulto e chiedergli come fa a sollevare una gamba e rimanere in equilibrio sull’altra mentre si sposta in avanti. Al bambino viene naturale modellare gli altri e lo fa con rapidità e precisione stupefacenti.

Da adulti abbiamo le stesse opportunità di modellare le altre persone, prendendone solo le strategie efficaci o per lo meno solo quelle che ci interessano in funzione del nostro specifico obiettivo.   

Quindi il modellamento consiste nel trovare una persona che eccelle nello stesso settore in cui vogliamo ottenere risultati soddisfacenti e nel prenderne a prestito le strategie.

Questo ha dei vantaggi per entrambi: il ‘modellatore’ impara a ottenere risultati simili se non uguali a quelli del ‘modellato’, mentre il ‘modellato’ diventa maggiormente consapevole delle strategie che mette in atto, spesso in modo inconscio, e ha la possibilità di individuare delle potenziali aree di miglioramento.

La PNL stessa è nata da un processo di modellamento. Richard Bandler aveva effettuato intuitivamente un processo di modellamento delle abilità linguistiche di due terapeuti eccellenti, Fritz Perls e Virginia Satir, osservandoli di persona o in video mentre operavano con dei clienti, e in questo modo era riuscito a replicare molti dei loro risultati, facendo domande e usando il linguaggio allo stesso modo.  

Quando John Grinder, che era un linguista, incontrò Bandler, rimase stupito dell’abilità con cui quest’ultimo usava il linguaggio per influenzare le persone. Nemmeno Bandler sapeva esattamente quello che faceva, l’unica cosa che sapeva era che, in qualche modo, aveva preso a modello Perls e la Satir.  

Grinder propose a Bandler: 

“Se tu mi insegni a fare quello che fai (ovvero, se mi aiuti a fare le cose che fai implicitamente in modo che anch’io ottenga risultati simili ai tuoi), io ti dico cosa che fai (ovvero, ti fornisco una spiegazione esplicita dei processi e dei modelli che usi)”.

Modellare implicitamente consente di sviluppare una competenza inconscia del comportamento desiderato: è quello che fa il bambino quando modella un adulto per imparare nuove abilità e comportamenti.

Ma per creare una serie di modelli, tecniche e procedimenti che possano essere replicati e insegnati agli altri, è necessario un certo livello di modellamento esplicito.

Infatti molte persone eccellenti in quello che fanno, non sempre sanno esattamente quello che fanno, in quanto le loro competenze, magari acquisite in anni ed anni di esperienza con prove ed errori, sono per lo più inconsce e intuitive. 

Una prestazione competente di distingue in due componenti fondamentali: la coscienza, che riguarda il sapere e la competenza che riguarda il fare. 

Spesso una persona, svolgendo una certa attività, non ottiene il risultato desiderato perché inconsapevolmente manca di alcune abilità (incompetenza inconscia).

In una fase successiva, è possibile per questa persona conoscere o capire le abilità di cui ha bisogno, ma non riuscire ad eseguirle (incompetenza conscia).

Lo studio di un modello che ha ottenuto risultati analoghi può portare questa persona ad acquisire le abilità che le permettono di ottenere i risultati che desidera (competenza conscia). L’esercizio ripetuto di queste abilità porterà poi quella persona a svolgerle in modo automatico e spontaneo.  

Ci sono anche persone che sanno svolgere una certa attività con un certo successo, ma non sanno quali processi o strategie mettono in atto per ottenere quel risultato (competenza inconscia).

Rendere espliciti questi processi e strategie può consentire a questa persona di migliorare ancora la propria abilità e di estenderle ad altri ambiti o trasferirle ad altre persone. 

Saper padroneggiare una certa abilità implica non solo la capacità di ‘fare quello che si sa’ ma anche ‘sapere quello che si fa’. 

 

Il processo 

Abbiamo detto che una delle parti fondamentali del processo di modellamento è l’estrazione degli schemi, processi e strategie usate dal modello di eccellenza. 

Ci sono vari modi per prendere come modello (ovvero modellare) una persona per una prestazione sportiva in cui eccelle, per esempio: 

a)   chiedere alla persona di rievocare nella propria memoria un’occasione in cui ha avuto una prestazione eccellente
 

b)   agire ‘come se’: in questo modo la persona si libera dei limiti posti dalla realtà e usa pienamente l’immaginazione accedendo alle proprie potenzialità latenti ed inutilizzate 

Per un modellamento efficace, l’osservazione del processo che si vuole ricreare va fatta da diverse prospettive, che in PNL vengono chiamate ‘posizioni percettive’ , dalle quali è possibile raccogliere e interpretare utili informazioni.

La prima posizione (io) è associata al punto di vista personale, la seconda (tu) corrisponde alla percezione dell’altra persona, la terza (loro) consiste nell’osservare la situazione come farebbe un osservatore non coinvolto; la quarta posizione (noi) è quella di un osservatore che percepisce il sistema globalmente.
Dato che ‘la mappa non è il territorio’, ciascuno si forma la sua mappa di una certa situazione e non esiste un’unica mappa giusta di una certa esperienza, fenomeno o evento, osservare una prestazione da diverse prospettive, o punti di vista, è un’abilità essenziale per raccogliere informazioni utili sul modello.

In prima posizione abbiamo la possibilità di dare a noi stessi una dimostrazione di una certa attività e analizzare come la mettiamo in atto: dobbiamo vedere, sentire e provare cinestesicamente dal nostro punto di vista.

In seconda posizione, il modellamento consiste nel mettersi nei panni della persona che vogliamo modellare, cercando per quanto possibile, in base alle conoscenze che abbiamo di questa persona, di agire e pensare come lei. Questo ci permette di avere delle intuizioni importanti su aspetti significativi, ma inconsci, dei pensieri e delle azioni della persona da modellare.

In terza posizione si tratta di osservare come testimoni non coinvolti come la persona presa a modello interagisce con gli altri, noi compresi. In questa posizione va sospeso ogni giudizio e notato tutto quello che i nostri sensi percepiscono, come fa uno scienziato quando osserva un fenomeno.

La quarta posizione consente di ottenere una sintesi intuitiva di tutte le prospettive coinvolte. 

Lungi dal voler dare una trattazione esaustiva qui mi limito a fornire una sintesi semplificata delle varie fasi del processo di modellamento in PNL. 

·        individuare la persona esperta nella capacità che vogliamo modellare e i contesti in cui applica questa capacità. Nel caso del modellamento di uno sportivo, in questa fase vanno considerati anche eventuali limiti di natura fisica.  

·        raccogliere le informazioni sul modello nei contesti appropriati e da diverse posizioni percettive. Iniziare raccogliendo informazioni e intuizioni dalla seconda posizione e successivamente riprodurre i risultati in prima posizione e verificare poi dalla terza posizione ogni differenza tra il vostro modo e quello della persona che modellate. 

·        gli schemi di comportamento e di pensiero raccolti in questo modo vanno poi filtrati, mantenendo solo quelli rilevanti per il risultato voluto, e successivamente organizzati in un ‘modello’ logico e coerente 

·        verificare l’efficacia del modello ottenuto in questo modo in vari contesti assicurandosi di ottenere i risultati desiderati 

·        semplificare il più possibile il modello in modo da ottenerne una versione elegante ed efficace nei contesti che ci interessano.

 

Applicando questo processo, la PNL ha permesso di mettere a punto un gran numero di procedimenti, tecniche, strategie studiando le persone eccellenti praticamente in ogni settore della competenza umana: sport (varie specialità e discipline), apprendimento, leadership, management, vendita, marketing, relazioni famigliari e interpersonali, comunicazione, benessere.  

A presto

Francesco Pattarello

 

Art.#8 : 13 attitudini da campione

Cosa distingue un campione dagli altri? 

Nell'ambito del concetto di Modellamento, di cui ho già parlato e che trovi in questa stessa rubrica, illustrerò le 13 attitudini che sono state osservate in coloro che sono eccellenti nella loro specialità sportiva (e non solo) e che possono portare uno sportivo a migliorarsi continuamente fino a diventare un campione.

Si tratta di un modello estratto dalla realtà: uno sportivo eccellente dovrebbe potersi identificare in tutte.

Uno sportivo che non è ancora eccellente probabilmente si potrebbe identificare solo in alcune scoprendo che l'adozione delle altre può fare concretamente la differenza tra la sua performance attuale e quella aderente al suo miglior potenziale.

1) Un campione è disponibile a fare pratica sul campo, non si accontenta delle teorie. Ogni volta che impara qualcosa di nuovo, poi ne verifica subito l’efficacia nella pratica e, se ne è soddisfatto, integra questa nuova abitudine nel suo gioco. 

2) Un campione impara un pezzetto alla volta e gestisce le sfide man mano che si presentano. Non perde tempo a porsi problemi teorici ma risolve quelli reali se e quando si presentano, e solo in seguito ne trae delle conclusioni utili per lui (vedi la mano parlante di Nadal, ritornerò su questo argomento). 

3) Un campione ha imparato, consciamente o inconsciamente, a mettere in pratica il processo di apprendimento dalla fase di incompetenza inconscia a quella di competenza inconscia (vedi il mio articolo "Modellamento/Le origini") 

4) Il campione si spinge oltre la propria zona di comfort ed è disponibile a fare ciò che occorre per riuscire. (Arnold Schwarzenegger: “Quelle ultime 2 o 3 o 4 ripetizioni, ecco cosa fa crescere i muscoli. Ecco cosa distingue un campione da chi non lo è. Se riesci ad attraversare il periodo della fatica, questo ti renderà un campione. Se non riesci ad attraversare il periodo della fatica, allora lascia perdere. Ed ecco cosa manca alla maggior parte delle persone: avere le palle – le palle per dedicarsi a questo e dire solamente … “Non mi interessa cosa succede” . Non ho paura di svenire in palestra … ho vomitato molte volte quando facevo gli esercizi. Ma non importa, perché ora so che ne è valsa la pena). 

5) Separare gli insegnamenti utili da quelli inutili: il campione si pone solo domande funzionali al suo obiettivo e lascia perdere il resto. Si focalizza sul suo obiettivo e non disperde la sua energia fisica e mentale. (come dice Tiger Woods: Dal punto di vista mentale sono il più forte). 

6) Un campione ha l'apertura mentale e la volontà di verificare in campo nuove idee anche se non sempre sembrano logiche. Prima di dire "Questa idea non funzionerà mai per me" la prova e poi eventualmente esprime giudizi. Ed è proprio così che scopre cosa funziona meglio per lui.

7) Impegno e desiderio di capire i principi che ci sono dietro le idee quando queste funzionano per lui. 

8) Nessuno è perfetto, tutti commettono errori. Il campione agisce sapendo che nulla è impossibile e trova un modo per individuare i blocchi e le convinzioni limitanti (ovvero non funzionali ad un gioco ottimale per lui) e per liberarsene. E se commette qualche errore cerca di tirarne fuori un insegnamento utile. Quindi se qualcosa va storto cerca di capire cosa ha sbagliato e fa un piano su cosa e come farà meglio la volta successiva. 

9) Il campione non da la colpa agli altri se qualcosa non funziona. Si assume la responsabilità per se stesso e per i risultati del proprio gioco. E quando vince condivide il merito con tutto il suo staff. Ha la volontà di valutare se stesso in modo regolare e di imparare dalle critiche senza prenderle personalmente (vedi tra gli altri, l’esempio di Valentino Rossi).  

10) Il campione si spinge il 20% oltre ciò che già conosce e più in là dei dati a sua disposizione. Sa bene che non esiste fallimento ma risultati, e che questi risultati gli offrono l’opportunità di imparare, di crescere e di migliorarsi ancora. (vedi Valentino Rossi e la sua maestria nello spingersi oltre quello che pensa essere il suo limite attuale). 

11) Il campione si pone le domande giuste per vedere se è sulla giusta strada. Pensaci un attimo: le domande che ti fai ti sono d’aiuto o ti bloccano? 

12) Il campione frequenta persone che sono migliori di lui e si cerca uno o più mentori ai vari livelli tecnico, fisico e mentale. Perché sa che c’è sempre qualcuno migliore di lui per ognuno di questi livelli. Si guadagna la loro fiducia e il loro consiglio, chiede loro di fargli da mentore, dimostrando con i fatti che è disponibile ad imparare con umiltà. 

13) Il campione verifica se i risultati sono commisurati allo sforzo che sta facendo. Se non lo sono, è disponibile a rivedere cosa può migliorare. Un campione sa bene che anche un campione può migliorare ancora. 

Vi sembrano attitudini difficili da coltivare? 

E chi ha mai detto che è facile essere un campione? 

Ma almeno abbiamo delle linee guida, possiamo prendere l’esperienza eccellente altrui e modellarla per farla nostra, risparmiando così tempo ed errori inutili, pur sapendo che “errori” ne faremo comunque ma almeno sono nella direzione giusta.

A presto

Francesco Pattarello

 

Disclaimer: I prodotti e servizi di cui si parla in questo sito web servono a migliorare le performance e la soddisfazione di persone che aspirano a risultati importanti. In nessun modo queste tecniche possono essere considerate trattamento o prescrizione per malattie, sia fisiche che mentali. In nessun modo queste tecniche possono essere considerate come sostituti di regolari cure mediche e psicologiche.  

 

©   2010  Francesco Pattarello